la vita è ricca di amorosi incanti

Sayaka Maruyama
Sayaka Maruyama

La vita è ricca di amorosi incanti,
di splendide visioni luminose –
onde azzurre spumose alle scogliere,
garruli fuochi in lingue scintillanti,
volti di bimbi in estasi sognanti
come coppe imbevute di chimere.

La vita vende gli amorosi incanti,
nella pioggia il pineto profumato –
c’è la musica, un alto arco dorato,
caldi abbracci, devoti sguardi amanti,
delizie dello spirito incorrotte,
visioni come stelle nella notte.

Spendi tutto per doni come questi,
senza pensare al conto della spesa.
Un’ora in pace candida, sicura,
vale di mesi ed anni amara attesa:
per un respiro di estasi pura
da’ quel che fosti, o ch’essere potresti.

Sara Teasdale
(St. Louis, 8 agosto 1884 – 29 gennaio 1933)

le vecchie e il mare

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Sette vecchie, madri e nonne di marittimi, siedono su grosse pietre fuori dalle loro case e parlano dei loro fatti. Tra le loro parole si odono profondi i respiri del mare e, un po’ più su, alcune arrugginite pompe ad aria girano lentamente nei giardini con piccoli, tormentati limoni e imponenti eucalipti. Il crepuscolo della sera si trattiene a lungo come se non volesse farsi notte. Si sentono le vecchie:

[..]
PRIMA: La verdura e i pomodori e il pesce sotto sale diventano latte,
SETTIMA: e il latte bambino, il bambino nave, la nave viaggio,
QUARTA: e tutti insieme navigano il mare, partono,
all’inizio per qualcosa da portare, per qualcosa da far venire,
dopo soltanto per navigare – ancora e sempre il viaggio –
SESTA: e infine solo il ricordo del viaggio – ancora e sempre il ricordo –
come se fossero attratti unicamente dalle onde, inspiegabilmente,
come se volessero disegnare l’intero villaggio dentro il ricordo,
come se volessero disegnare il ricordo dentro il vento,
involontariamente, così come fluisce il nostro respiro e il nostro sangue.

TUTTE INSIEME: Tutto si allontana, passa, cambia – il legno diventa fuoco e brucia,
il fuoco luce e calore – cosa diventa il fuoco? Dove va?
E noi cosa diventeremo? – pentola, latte o fuoco? Bambini, navi? – già lo siamo.

 

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da Le vecchie e il mare di Ghiannis Ritsos (trad. Giuseppe Auteri)
Ghiannis Ritstos (Monemvasia 1909 – Atene 1990)

Madre – non sono le montagne

Michalis-Ganas

Madre – non sono le montagne.
È la loro ombra a pesare.
Neppure i cipressi.
È l’erba strisciante. Mi schiaccia.
È un’ape bionda del mondo di lassù.
Mi trova tra i fiori
e mi fa cera – non miele.
Diventare veleno per lei.

In una chiesetta brucerò
sciogliendo poco buio
prima che vengano a spegnermi
le dita untuose del sagrestano.
Così la soffocano la fiamma, madre,
non soffiando,
ché non prendano fuoco le anime
e s’infiammino gli Inferi.

Alba profonda.
Si china a bere acqua e nella tomba
rientra passando dal cipresso.

Intorno, a sciami, gli uccelli.

da Ballata di Michalis Ganàs (trad. Paola Maria Minucci)

(Michalis Ganàs nato a Tsamantàs, in Epiro nel 1944 – vive e lavora ad Atene)

Poesia, filosofia e la totalità dell’umano

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Sebbene in alcuni fortunati mortali poesia e pensiero si siano incontrati e abbiano
coinciso, sebbene in altri – ancora più fortunati – si siano fusi in un’unica forma espressiva, non vi è dubbio che, nel nostro contesto storico-culturale, poesia e pensiero si contrappongano con nettezza. Entrambe le forme espressive, infatti, vogliono per sé, in eterno, il luogo in cui l’anima si annida, e questo loro reciproco disputare ha spesso sciupato vocazioni poetiche e reso sterili angosce degne di ben altro sbocco concettuale.
Un altro motivo decisivo per cui non possiamo abbandonare l’argomento è che oggi poesia e pensiero ci appaiono come due forme incomplete e ci vengono incontro come due metà dell’uomo: il filosofo e il poeta. Nella filosofia non si trova l’uomo intero, nella poesia non si trova la totalità dell’umano. Se nella poesia troviamo direttamente l’uomo concreto, individuale, nella filosofia ci imbattiamo nell’uomo inserito nella sua storia universale, nel suo voler essere. La poesia è un incontro, dono, scoperta venuta dal cielo. La filosofia è ricerca, urgente domanda guidata da un metodo.
È in Platone che la lotta fra le due forme della parola, ingaggiata in tutto il suo vigore, si conclude col trionfo del logos del pensiero filosofico, determinando ciò che potremmo definire “la condanna della poesia”. Ha inizio così, nella cultura occidentale, la vita rischiosa della poesia, quasi respinta ai margini dalla legge, maledetta, costretta a vagare su accidentati sentieri, sempre sul punto di perdersi, esposta al continuo pericolo della follia. Nel momento in cui il pensiero compì la “presa del potere”, poesia si accontentò di vivere ai margini, da cui esacerbata e lacera, in rivolta perenne, urla le sue sconvenienti verità. Se i filosofi non hanno governato ancora alcuna repubblica, la ragione da essi istituita ha esercitato un dominio decisivo nella conoscenza e ciò che non era radicalmente razionale, in curiosa alternanza, o era soggiogato dal suo fascino o vi si ribellava.

da Filosofia e poesia di MarÍa Zambrano (ed. Pendragon)

MarÍa Zambrano (Vélez-Malaga, 1904 – Madrid 1991) filosofa e saggista, considerata una delle figure più complesse del Novecento spagnolo. Interprete molto attenta e sensibile dell’opera di Miguel de Unamuno e della poesia di Antonio Machado. Allieva di José Ortega y Gasset e di Xavier Zubiri all’Universidad Central di Madrid, dove si laurea in filosofia e svolge il ruolo di mediatrice tra Ortega e un gruppo di giovani scrittori, come Sánchez Barbudo o José Antonio Maravall. Fu tra le prime donne spagnole ad intraprendere le carriera universitaria.