studio calligrafico σμ΅α

28 giugno 2019 § Lascia un commento

Studio sulla probabile evoluzione della parola composta “madre terra”, nelle iscrizioni in lingua Minoica (Lineare A – geroglifici cretesi + caratteri del disco di Phaistos).

La scrittura Minoica (un corpus complessivo di circa 10mila segni) resta solo parzialmente decifrata e soprattutto rimane del tutto sconosciuta la sua fonetica che non sembra riconducibile a nessuna lingua nota. La civiltà Minoica (risalente al periodo del bronzo, evolutasi approssimativamente dal 2000 a.C. al 1450 a.C.) era dedita principalmente al culto della Dea madre.
Il greco antico e (di conseguenza) quello moderno, sembra potersi far risalire più direttamente alla Lineare B, scrittura della lingua Micenea (anch’essa appartenente al corpus delle lingue cretesi dell’età del bronzo) ampiamente codificata. La civiltà Micenea era dedita al culto patriarcale e il suo sviluppo si basò principalmente sulla distruzione della civiltà Minoica.

Nelle opere calligrafiche qui presentate ho voluto provare a tratteggiare alcuni simboli provenienti dalla scrittura Minoica che nell’evoluzione delle sue rappresentazioni grafiche, metaforizza un linguaggio mitico-religioso in gran parte ancora sconosciuto.

Le immagine sono state realizzate con tecnica calligrafica (Calligrafia giapponese SHODO e  Brush Script occidentale), pennello e inchiostro di china nero su carta Torchon Fabriano.

Testo e opere di Sofia Demetrula Rosati

IDAMATE


riproduzione dell’iscrizione in lineare A (scrittura Minoica, non codificata, del 2100–1900 a.C), rappresentante la parola I-DA MA-TE
dal probabile significato di “madre terra”

NADATE


riproduzione dell’iscrizione presente sul disco di Phaistos (scrittura minoica, non codificata, del 1700 AC circa), appresentante la parola NA- DA -TE dal probabile significato di “madre terra”

IKWE


riproduzione dell’iscrizione presente sul disco di Phaistos (scrittura minoica, non codificata, del 1700 AC circa.), rappresentante la parola I- KWE = ACCO dal probabile significato di “madre terra”

Etcetera

15 marzo 2017 § Lascia un commento

Etcetera è il nuovo libro di Maria Grazia Insinga pubblicato da Fiorina Edizioni, un Leporello di raffinatissima fattura (a cura di Giovanni Fassio), un libro d’artista da leggere, osservare e mostrare.

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è solo oscuro il baio
e puro e scalpita
e non ho finito
(MGI)

Il mostro, la dea, la bestia, l’avvelenatrice: quattro figure da aggiungere agli Arcani Maggiori dei tarocchi degli archetipi. Perché di archetipi si tratta e la lingua usata da Maria Grazia Insinga è quella della poesia veggente. Un parlare non udibile, ma che deve essere dipinto con lo sguardo per ricomporne in senso. Come sempre accade per le narrazioni del mito, dove le storie diventano personaggi e i personaggi prendono vita e la vita diventa storia e la storia diventa personaggio… ETCETERA

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“ETCETERA” di Maria Grazia Insinga, libretto alla leporello o concertina
acquarelli di Alessandra Varbella
Fiorina Edizioni, Varzi, 2017 – Collana: Isolario – I
http://www.fiorinaedizioni.com/product/etcetera-insinga-fiorina/

 

Archaic Idol

25 ottobre 2016 § 3 commenti

 

Archaic Idol – Mark Rothko (1945)

 

Aubade – Mark Rothko (1944)aubade-jpglarge

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la farfalla, il poeta e l’oblio

4 febbraio 2016 § Lascia un commento

La poesia di Antonis Fostieris tra la filosofia ellenistica e il pensiero di María Zambrano.

di Sofia Demetrula Rosati

Amore-Psiche-stanti

Amore e Psiche stanti Antonio Canova (1788-1793)


Colpisce, nella poesia di Antonis Fostieris, la ricchezza di citazioni, l’uso del verso di altri poeti inserito nelle proprie poesie, nonché l’implicito ma pervasivo rimando ai filosofi del periodo presocratico e a Socrate stesso. Il tutto attraverso l’utilizzo di un linguaggio essenziale, mai lirico, al limite del prosaico; la complessità viene ricercata sul piano delle assonanze, dei giochi di parole, capace di rischiare lo scardinamento della lingua stessa. L’uso della lingua in modo così sofisticato, appare quasi dissacratorio, perché è in greco che scrive Fostieris, e la lingua greca (antica o moderna che sia) non è forse già di per sé un assioma per tutto il mondo occidentale? Ma proprio questo uso così ardito, sembra permettere al poeta di ottenere quella giusta composizione alchemica, capace di dissolvere la formula filosofica in immagine poetica. Non si fonde con essa, non la trasforma, non ne esalta il senso e neanche lo disgrega. Semplicemente lo liquefà. La poesia di Fostieris pone l’ultima definitiva parola all’antichissima disputa tra poesia e filosofia, sancendo definitivamente la superiorità della parola poetica. Egli sembra aver risposto a quel quesito, posto da María Zambrano, e rimasto ancora ad interrogarci: “Non sarà possibile che in un qualche giorno felice la poesia raccolga, fissando lucidamente e per tutti il proprio sogno, tutto ciò che la filosofia sa, tutto ciò che ha appreso nel suo allontanamento e nel suo dubbio?

Questo lavoro alchemico è particolarmente evidente nella silloge “Lete prezioso”. Essa si apre con un trittico (Psiche significa farfalla, La poesia non nasce dalle idee e Pneuma significa soffio) che sembra un vero e proprio trattato di filosofia socratica, sulla Psiche il Pneuma e la creazione della poesia. Psiche significa farfalla, basta aprire un dizionario cercare il termine psiche e passando attraverso il significato di anima, soffio, si arriva a quello di farfalla, sia in riferimento al noto personaggio delle Metamorfosi di Apuleio, ma anche ad una specie di lepidottero “dalla livrea modesta”. Ed è proprio al lepidottero che si riferisce Fostieris. Eufemismo dice il poeta, perché l’anima psiche è il luogo del tormento senza posa e il tarlo che non vola, non ascende verso l’alto, ma ingrassa e sprofonda proprio in quel soma che dovrebbe sentire come separato da sé. Anche per María Zambrano l’anima-farfalla in alcuni casi muore, in altri vola via, ma “Raramente si è verificato quel miracolo di agilità della mente, che le permette di trattare adeguatamente l’anima, di costruire una rete fatta apposta per catturare la realtà sfuggente della psiche.Psiche significa Farfalla e Pneuma significa soffio. Quindi sembra, qui, mantenersi la distinzione socratica tra Ψυχή e Πνεύμα mentre l’elemento corporeo, che dovrebbe essere ad essi contrapposto, non è il soma ma la poesia. La poesia non nasce dalle idee dice Fostieris e se Pneuma significa soffio (divino) dal quale dovrebbe discendere, egli ci disincanta immediatamente, perché la poesia, dice, non può nascere da un pensiero tanto elementare (anche se lo stesso poeta nazionale Dionisos Solomos aveva scritto: Prima deve concepire l’intelletto/ e dopo il cuore caldo potrà sentire). Se la Zambrano sottolinea che “l’impresa della filosofia greca fu quella di scoprire e presentare come suo quell’abisso dell’essere situato più in là di ogni essere sensibile, che è la realtà poetica, la fonte di tutta la poesia”, Fostieris restituisce il primato alla parola poetica, a quell’eterno trionfo dei sentimenti che bandito dall’ambito filosofico, trova nella poesia il pieno riconoscimento: E allora/ Ti resta solo il sentire/ Solo il sentire ti resta/ Della profonda sconfitta/ Per l’immutabile gloria/ Dei sentimenti.


Ψυχή
e Πνεύμα, tornano quindi in unità nella poesia Pneuma significa soffio, rappresentando l’altro luogo (ό αλλος τόπος) quasi si trattasse di una finzione scenica dove le farfalle pascolano fiori in un luogo verdeggiante e dove spira tanto vento (perché i soffi di pneuma e psiche si uniscono), un vento fresco, un mondo parallelo più simile al contemporaneo Truman Show, dal quale nessuno è mai fuggito.

Articolo pubblicato sul numero 88 della Rivista  Anterem

Cassandra

23 giugno 2015 § Lascia un commento

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Photo Robert Doisneau 

Non senza rincrescimento mi liberai della pazzia.

Christa Wolf – Cassandra

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