la solitudine della sapienza

7 novembre 2014 § Lascia un commento

da “la solitudine della Sapienza” – dialogo con Qohélet

 la solitudine non consuma le ossa solo calore

(presto la pubblicazione del testo completo)

    Qohélet 

Due coricati insieme
si scalderanno

Ma a chi è solo
quale calore?

 

      Io

la solitudine   non consuma le ossa    solo calore
un falò di libri     ho dovuto     organizzare
per la lunga     attesa del gelo
ho sperimentato      giacigli di parole
coricàti    sul letto     le nostre scapole    non
hanno     bocche per     dialogare
voltàti   ognuno dal     proprio lato
con  una     pietra focaia in    mano
senza sapere     cosa farne

© sofia demetrula rosati
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il demolito è l’unica dimora del ritorno

20 agosto 2014 § Lascia un commento

Persefone esce dal Tartaro per reiterare l’annuale ritorno sulla terra. Demetra l’attende. Ade l’insegue. Sfinita dall’eterna
divisione tra il desiderio di un uomo che la trattiene nel mondo delle ombre e una madre (doppio di sé) che la reclama alla vita, per far maturare i campi d’orzo, Persefone dimentica il suo compito. Il suo ventre nel mondo delle ombre rimane sterile, mentre quello della madre, doppio di sé, partorisce ogni anno, grazie a lei. Ella allora, prende coscienza del suo corpo sterile eppure fecondatore, del desiderio che la minaccia senza darle piacere. Il suo nome le dà senso e coraggio. Lei è pharo-phonos “colei che porta la distruzione”, niente più di questo. Il corpo-donna si ribella al mito e conquista uno spazio, una “no man’s land” tra la vita e la morte.

non esiste    una vera        posizione    del piacere
il fiato sul collo  è    il mio
le mani      sul ventre   sono     le mie
le dita     nel mio utero     cercano   con misura
una piega     tra la    pelle rugosa
dove poter ancora        resistere

ho dimenticato i semi di melagrana e
non ricordo più qual è il mio compito

quanta luce         arde il sole
io  cammino    non ho memoria   dei passi della fuga
il cemento   ha distratto          chi mi insegue
non comprendo altro ritorno          che non sia demolizione

la dimora non    emette suono

sono un mattino di fine giugno
perché mi chiamate sera d’autunno?

mia madre che   ho generato
mi aiuta a   partorire    in
questa   lunga giornata      estiva
stesa nel    campo d’orzo
sotto un sole di ferro   arrugginito
ma non vedo   uscire nulla       dal mio utero
solo   liquido amniotico   che lei
asperge sul campo   e   una
placenta livida e      maleodorante   che lei
dà in pasto agli animali   fermi  sul
margine    del bosco di pioppi bianchi

dov’è il mio frutto? il partorito?
nell’utero solo  le   mie   dita

io  sono ancora un   mattino   di fine giugno  e  tu
da me generata             che mi chiami figlia

parli dell’autunno e    del ritorno
mi dici che lì    sotto questa terra   che
stai fecondando  con     il  mio ventre
lì sotto   c’è la dimora
la mia dimora

non esiste    una vera        posizione    del piacere
il fiato sul collo  è    il mio
le mani      sul ventre   sono     le mie
le dita     nel mio utero     cercano   con misura
una piega     tra la    pelle rugosa
dove poter ancora        resistere

ho dimenticato i semi di melagrana e
non ricordo più qual è il mio compito

quanta luce         arde il sole
io  cammino    non ho memoria   dei passi della fuga
il cemento   ha distratto          chi mi insegue
non comprendo altro ritorno          che non sia demolizione

la dimora non    emette suono

sono un mattino di fine giugno
perché mi chiamate sera d’autunno?

mia madre che   ho generato
mi aiuta a   partorire    in
questa   lunga giornata      estiva
stesa nel    campo d’orzo
sotto un sole di ferro   arrugginito
ma non vedo   uscire nulla       dal mio utero
solo   liquido amniotico   che lei
asperge sul campo   e   una
placenta livida e      maleodorante   che lei
dà in pasto agli animali   fermi  sul
margine    del bosco di pioppi bianchi

dov’è il mio frutto? il partorito?
nell’utero solo  le   mie   dita

io  sono ancora un   mattino   di fine giugno  e  tu
da me generata             che mi chiami figlia

parli dell’autunno e    del ritorno
mi dici che lì    sotto questa terra   che
stai fecondando  con     il  mio ventre
lì sotto   c’è la dimora
la mia dimora

finalista Premio Montano (2011)

© sofia demetrula rosati
 

menstrala

13 maggio 2014 § Lascia un commento

 in ginocchio

in ginocchio      sul pavimento
il volto      nelle mani calde

ho bevuto sangue
tra le gambe per
non disperdere vita

strano sapore

n  e  c  r  o  t  i  z  z  a  n  t  e

© sofia demetrula rosati
 

vanessa2

OnePageEbook

30 giugno 2012 § 2 commenti

 onepageEbook

carte nel vento

2 febbraio 2012 § Lascia un commento

La poesia “il demolito è l’unica dimora del ritorno” è stata pubblicata dal periodico on line Carte nel vento di gennio 2012, annoIX, numero 16, accompagnata da una nota critica di Marco Furia.

il demolito è lunica dimora del ritorno

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