l’ultima luce

26 febbraio 2016 § Lascia un commento

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                 Gabriel Isak Photography

 

Lì dove mi immersi per trovarti
si è perso l’essere
e ammutolisce il profeta del mio cuore.
Sei in una forma assoluta
irraggiungibile anche alla vita stessa,
sei una macchia bianca
poca acqua torbida.
Desidero erodere
la mia ultima luce
là dove nulla
ferma lo sguardo:
neppure una rondine voglio all’orizzonte
nessun miraggio.
Sarà morto il mio cuore
e ancora vivrò
aspirerò, nella natura,
e ti chiamerò estate
senza più memoria
ti chiamerò fiore, finché
il mito farà scorrere
dietro di me la tenda:
di fronte al muro bianco
tutto compiuto e candito
e io uno scarafaggio calpestato.

Inverno ’75 – Primavera ‘76

Poesie tratte dalla raccolta
Le carte sparse di Penelope di Katerina Angelaki-Rooke
traduzione di Sofia Demetrula Rosati
pubblicate sul n. 201 di Poesia (Crocetti editore)

giorni degli alcioni

17 febbraio 2016 § Lascia un commento

*

Nel porto silenzioso, sulle alberature dei pescherecci,
risplendé l’ala d’un gabbiano; sull’ala si riflesse
il piccolo monte verde e una finestra. Allora,
si scaldarono di colpo le dita delle statue e
                                       sull’unghia del pollice
eroticamente si allargò la lunetta rosata.

di Ghiannis Ritsos

la farfalla, il poeta e l’oblio

4 febbraio 2016 § Lascia un commento

La poesia di Antonis Fostieris tra la filosofia ellenistica e il pensiero di María Zambrano.

di Sofia Demetrula Rosati

Amore-Psiche-stanti

Amore e Psiche stanti Antonio Canova (1788-1793)


Colpisce, nella poesia di Antonis Fostieris, la ricchezza di citazioni, l’uso del verso di altri poeti inserito nelle proprie poesie, nonché l’implicito ma pervasivo rimando ai filosofi del periodo presocratico e a Socrate stesso. Il tutto attraverso l’utilizzo di un linguaggio essenziale, mai lirico, al limite del prosaico; la complessità viene ricercata sul piano delle assonanze, dei giochi di parole, capace di rischiare lo scardinamento della lingua stessa. L’uso della lingua in modo così sofisticato, appare quasi dissacratorio, perché è in greco che scrive Fostieris, e la lingua greca (antica o moderna che sia) non è forse già di per sé un assioma per tutto il mondo occidentale? Ma proprio questo uso così ardito, sembra permettere al poeta di ottenere quella giusta composizione alchemica, capace di dissolvere la formula filosofica in immagine poetica. Non si fonde con essa, non la trasforma, non ne esalta il senso e neanche lo disgrega. Semplicemente lo liquefà. La poesia di Fostieris pone l’ultima definitiva parola all’antichissima disputa tra poesia e filosofia, sancendo definitivamente la superiorità della parola poetica. Egli sembra aver risposto a quel quesito, posto da María Zambrano, e rimasto ancora ad interrogarci: “Non sarà possibile che in un qualche giorno felice la poesia raccolga, fissando lucidamente e per tutti il proprio sogno, tutto ciò che la filosofia sa, tutto ciò che ha appreso nel suo allontanamento e nel suo dubbio?

Questo lavoro alchemico è particolarmente evidente nella silloge “Lete prezioso”. Essa si apre con un trittico (Psiche significa farfalla, La poesia non nasce dalle idee e Pneuma significa soffio) che sembra un vero e proprio trattato di filosofia socratica, sulla Psiche il Pneuma e la creazione della poesia. Psiche significa farfalla, basta aprire un dizionario cercare il termine psiche e passando attraverso il significato di anima, soffio, si arriva a quello di farfalla, sia in riferimento al noto personaggio delle Metamorfosi di Apuleio, ma anche ad una specie di lepidottero “dalla livrea modesta”. Ed è proprio al lepidottero che si riferisce Fostieris. Eufemismo dice il poeta, perché l’anima psiche è il luogo del tormento senza posa e il tarlo che non vola, non ascende verso l’alto, ma ingrassa e sprofonda proprio in quel soma che dovrebbe sentire come separato da sé. Anche per María Zambrano l’anima-farfalla in alcuni casi muore, in altri vola via, ma “Raramente si è verificato quel miracolo di agilità della mente, che le permette di trattare adeguatamente l’anima, di costruire una rete fatta apposta per catturare la realtà sfuggente della psiche.Psiche significa Farfalla e Pneuma significa soffio. Quindi sembra, qui, mantenersi la distinzione socratica tra Ψυχή e Πνεύμα mentre l’elemento corporeo, che dovrebbe essere ad essi contrapposto, non è il soma ma la poesia. La poesia non nasce dalle idee dice Fostieris e se Pneuma significa soffio (divino) dal quale dovrebbe discendere, egli ci disincanta immediatamente, perché la poesia, dice, non può nascere da un pensiero tanto elementare (anche se lo stesso poeta nazionale Dionisos Solomos aveva scritto: Prima deve concepire l’intelletto/ e dopo il cuore caldo potrà sentire). Se la Zambrano sottolinea che “l’impresa della filosofia greca fu quella di scoprire e presentare come suo quell’abisso dell’essere situato più in là di ogni essere sensibile, che è la realtà poetica, la fonte di tutta la poesia”, Fostieris restituisce il primato alla parola poetica, a quell’eterno trionfo dei sentimenti che bandito dall’ambito filosofico, trova nella poesia il pieno riconoscimento: E allora/ Ti resta solo il sentire/ Solo il sentire ti resta/ Della profonda sconfitta/ Per l’immutabile gloria/ Dei sentimenti.


Ψυχή
e Πνεύμα, tornano quindi in unità nella poesia Pneuma significa soffio, rappresentando l’altro luogo (ό αλλος τόπος) quasi si trattasse di una finzione scenica dove le farfalle pascolano fiori in un luogo verdeggiante e dove spira tanto vento (perché i soffi di pneuma e psiche si uniscono), un vento fresco, un mondo parallelo più simile al contemporaneo Truman Show, dal quale nessuno è mai fuggito.

Articolo pubblicato sul numero 88 della Rivista  Anterem

le vecchie e il mare

16 giugno 2015 § 2 commenti

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Sette vecchie, madri e nonne di marittimi, siedono su grosse pietre fuori dalle loro case e parlano dei loro fatti. Tra le loro parole si odono profondi i respiri del mare e, un po’ più su, alcune arrugginite pompe ad aria girano lentamente nei giardini con piccoli, tormentati limoni e imponenti eucalipti. Il crepuscolo della sera si trattiene a lungo come se non volesse farsi notte. Si sentono le vecchie:

[..]
PRIMA: La verdura e i pomodori e il pesce sotto sale diventano latte,
SETTIMA: e il latte bambino, il bambino nave, la nave viaggio,
QUARTA: e tutti insieme navigano il mare, partono,
all’inizio per qualcosa da portare, per qualcosa da far venire,
dopo soltanto per navigare – ancora e sempre il viaggio –
SESTA: e infine solo il ricordo del viaggio – ancora e sempre il ricordo –
come se fossero attratti unicamente dalle onde, inspiegabilmente,
come se volessero disegnare l’intero villaggio dentro il ricordo,
come se volessero disegnare il ricordo dentro il vento,
involontariamente, così come fluisce il nostro respiro e il nostro sangue.

TUTTE INSIEME: Tutto si allontana, passa, cambia – il legno diventa fuoco e brucia,
il fuoco luce e calore – cosa diventa il fuoco? Dove va?
E noi cosa diventeremo? – pentola, latte o fuoco? Bambini, navi? – già lo siamo.

 

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da Le vecchie e il mare di Ghiannis Ritsos (trad. Giuseppe Auteri)
Ghiannis Ritstos (Monemvasia 1909 – Atene 1990)

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