e sono qui

*
e sono qui
amico mio amica mia
ad indossare carne
perché si rendano visibili le tue rughe
che da tempo
ho assunto
come mia espressione
a mostrarti l’estetica del dolore
perché tu possa sperimentare
la densa pietà di uno sguardo che non ti conosce
a chiederti di tessere un velo di trama sottile
perché ho necessità delle tue mani
sul mio volto
in movimenti studiati
© sofia demetrula rosati
jessica rimondi
quadro di Jessica Rimondi

La Dea in attesa: recensione a “Sette giorni fra mille anni” di Robert Graves

Splendida recensione sull’ultima opera dell’immeso Robert Graves.
“Dell’amore Graves parla con chiarezza e a lungo, ne La Dea Bianca: la parola poesia sta al poeta come la parola amore all’amante, dice, e non c’è ispirazione, non c’è preghiera alla Dea che non passi attraverso la furia dell’innamoramento per una donna che in quell’attimo sia la Dea stessa.”

Avatar di giovannaamatoPoetarum Silva

R. Graves, "Sette giorni fra mille anni", Nottetempo 2015, traduzione di Silvia Bre. R. Graves, “Sette giorni fra mille anni”, Nottetempo 2015, traduzione di Silvia Bre, postfazione di Silvia Ronchey.

Più la questione è sottile più mi rende felice.
Graves, Sette giorni fra mille anni 

Che si tenga attivo il servizio postale in Persia o che un esponente della Specie Impermanente dei Cammelli Polari ci tenga un discorso (1), che una linea stupisca un punto e si domandi se potrà mai essere stupita a sua volta da qualcosa di più complesso o che un ragazzo con il bagaglio linguistico di Shakespeare snellisca la sua lingua solo per maledirci, in rari momenti la letteratura raggiunge il suo punto più generoso come nella distopia, quando alla bellezza di leggere un libro si aggiunge la potenza di essere trascinati davanti allo specchio delle possibilità. “Specchio” era la parola usata da Lem di fronte ai mondi di cui eravamo in cerca – lui che…

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e la pagina non scritta

*
e la pagina non scritta
                                  è
la misura del    tutto
la non azione    determina lo stato del     non agente
   mentre si accumulano     futili dettagli di vita
         densificano i fili d’erba
         le ossa sbiancano sotto il sole
         le dentature ingialliscono
 ma la pagina resta non scritta
 
l’estroversione del corpo    non
     lascia tracce visibili     se non per lo
             spostamento d’aria   avvertito qualche
                                                   metro più in là
il caldo impone una sosta sul     ciglio della strada
       mentre chi guarda   può scorrere velocemente
l’insulina in vena     non gestisce   l’opprimente
                 incapacità di     metabolizzare dolcezza
nei bagliori della cecità     scrivere non è   agente
 
mentre il suicida viene    sepolto velocemente
senza neanche il    segno della croce
 
                in un campo di    alberi da frutto  si
                dichiara l’esercizio del      libero arbitrio

 

© sofia demetrula rosati
da ‘l’azione è un’estroversione del corpo’

 

Sophie, di Hans Arp (parte 1)

Sofia è un cielo.
Sofia è una stella.
Sofia è un fiore.

Avatar di federico federiciWEISSES WERK

L’interlocutrice di svariati testi tra quelli proposti è Sophie Täuber (1889-1943), compagna di Arp dal 1915, anno del loro incontro, per il resto della propria esistenza.

1943-1945

Die Herzen sind Sterne,
die im Menschen blühen.
Alle Blumen sind Himmel.
Alle Himmel sind Blumen.
Alle Blumen glühen.
Alle Himmel blühen.

Sono tante stelle i cuori,
negli uomini fan fiori.
Tutti i fiori sono cieli.
Tutti i cieli sono fiori.
Tutti i fiori incandescenti.
Fanno fiori tutti i cieli.

Ich spreche kleine, alltägliche Sätze
leise für mich hin.
Um mir Mut zu machen,
um mich zu verwirren,
um das große Leid, die Hilflosigkeit,
in der wir leben, zu vergessen,
spreche ich kleine, einfältige Sätze.

Mi ripeto a bassa voce
ogni giorno due parole.
È per farmi un po’ coraggio
e confondermi, e scordare
quel dolore così grande,
l’impotenza in cui viviamo,
che ripeto queste semplici parole.

Die Meere sind Blumen.
Die Wolken…

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