La Dea in attesa: recensione a “Sette giorni fra mille anni” di Robert Graves
Splendida recensione sull’ultima opera dell’immeso Robert Graves.
“Dell’amore Graves parla con chiarezza e a lungo, ne La Dea Bianca: la parola poesia sta al poeta come la parola amore all’amante, dice, e non c’è ispirazione, non c’è preghiera alla Dea che non passi attraverso la furia dell’innamoramento per una donna che in quell’attimo sia la Dea stessa.”
R. Graves, “Sette giorni fra mille anni”, Nottetempo 2015, traduzione di Silvia Bre, postfazione di Silvia Ronchey.
Più la questione è sottile più mi rende felice.
Graves, Sette giorni fra mille anni
Che si tenga attivo il servizio postale in Persia o che un esponente della Specie Impermanente dei Cammelli Polari ci tenga un discorso (1), che una linea stupisca un punto e si domandi se potrà mai essere stupita a sua volta da qualcosa di più complesso o che un ragazzo con il bagaglio linguistico di Shakespeare snellisca la sua lingua solo per maledirci, in rari momenti la letteratura raggiunge il suo punto più generoso come nella distopia, quando alla bellezza di leggere un libro si aggiunge la potenza di essere trascinati davanti allo specchio delle possibilità. “Specchio” era la parola usata da Lem di fronte ai mondi di cui eravamo in cerca – lui che…
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e la pagina non scritta
*
e la pagina non scritta
è
la misura del tutto
la non azione determina lo stato del non agente
mentre si accumulano futili dettagli di vita
densificano i fili d’erba
le ossa sbiancano sotto il sole
le dentature ingialliscono
ma la pagina resta non scritta
l’estroversione del corpo non
lascia tracce visibili se non per lo
spostamento d’aria avvertito qualche
metro più in là
il caldo impone una sosta sul ciglio della strada
mentre chi guarda può scorrere velocemente
l’insulina in vena non gestisce l’opprimente
incapacità di metabolizzare dolcezza
nei bagliori della cecità scrivere non è agente
mentre il suicida viene sepolto velocemente
senza neanche il segno della croce
in un campo di alberi da frutto si
dichiara l’esercizio del libero arbitrio
© sofia demetrula rosati
da ‘l’azione è un’estroversione del corpo’
Sophie, di Hans Arp (parte 1)
Sofia è un cielo.
Sofia è una stella.
Sofia è un fiore.
L’interlocutrice di svariati testi tra quelli proposti è Sophie Täuber (1889-1943), compagna di Arp dal 1915, anno del loro incontro, per il resto della propria esistenza.
1943-1945
Die Herzen sind Sterne,
die im Menschen blühen.
Alle Blumen sind Himmel.
Alle Himmel sind Blumen.
Alle Blumen glühen.
Alle Himmel blühen.
Sono tante stelle i cuori,
negli uomini fan fiori.
Tutti i fiori sono cieli.
Tutti i cieli sono fiori.
Tutti i fiori incandescenti.
Fanno fiori tutti i cieli.
Ich spreche kleine, alltägliche Sätze
leise für mich hin.
Um mir Mut zu machen,
um mich zu verwirren,
um das große Leid, die Hilflosigkeit,
in der wir leben, zu vergessen,
spreche ich kleine, einfältige Sätze.
Mi ripeto a bassa voce
ogni giorno due parole.
È per farmi un po’ coraggio
e confondermi, e scordare
quel dolore così grande,
l’impotenza in cui viviamo,
che ripeto queste semplici parole.
Die Meere sind Blumen.
Die Wolken…
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notte jazz
*
notte jazz
sensualità di
notturna città
un’insegna
lampeggia
blu neon
tavolo appartato
– desidera madame? –
sì! desidero!
© sofia demetrula rosati

Edward Hopper – 1927

