e la pagina non scritta

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e la pagina non scritta
                                  è
la misura del    tutto
la non azione    determina lo stato del     non agente
   mentre si accumulano     futili dettagli di vita
         densificano i fili d’erba
         le ossa sbiancano sotto il sole
         le dentature ingialliscono
 ma la pagina resta non scritta
 
l’estroversione del corpo    non
     lascia tracce visibili     se non per lo
             spostamento d’aria   avvertito qualche
                                                   metro più in là
il caldo impone una sosta sul     ciglio della strada
       mentre chi guarda   può scorrere velocemente
l’insulina in vena     non gestisce   l’opprimente
                 incapacità di     metabolizzare dolcezza
nei bagliori della cecità     scrivere non è   agente
 
mentre il suicida viene    sepolto velocemente
senza neanche il    segno della croce
 
                in un campo di    alberi da frutto  si
                dichiara l’esercizio del      libero arbitrio

 

© sofia demetrula rosati
da ‘l’azione è un’estroversione del corpo’

 

eravamo persone semplici finché non si ruppero le dighe

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ciascuno aveva il suo dilagamento oleoso  da gestire

le mura delle dighe    un lavoro continuo    quella la nostra umiltà e umiliazione
devota   con lo sguardo interrotto    che aveva smesso di capire
il contenimento   l’unica urgenza    la semplicità era la nostra pelle
le nostre urla sommerse    il nostro forsennato    dolore
un giorno    in un determinato istante sincronico   un’unica frana
le prospettive   si sono impossessate   del paesaggio circostante
non sembrava ci fossero    ombre
sguazzavamo liberi nei nostri pantani oleosi e ascoltavamo   accordandole
tutte le urla     ora emerse   una ad una
c’era molto da fare   da costruire  misurare  squadrare
ricominciammo il nostro lavoro   continuo   senza umiltà e umiliazione
increduli   incostanti   con lo sguardo sfacciato e pretenzioso
non ho mai capito se quel determinato istante sincronico è
stato
   voluto o   subìto
non ho mai creduto   che la semplicità sia solo   un orrendo vissuto
© sofia demetrula rosati