e la pagina non scritta è la misura del tutto la non azione determina lo stato del non agente mentre si accumulano futili dettagli di vita
densificano i fili d’erba le ossa sbiancano sotto il sole le dentature ingialliscono
ma la pagina resta non scritta
l’estroversione del corpo non lascia tracce visibili se non per lo spostamento d’aria avvertito qualche metro più in là il caldo impone una sosta sul ciglio della strada mentre chi guarda può scorrere velocemente l’insulina in vena non gestisce l’opprimente incapacità di metabolizzare dolcezza nei bagliori della cecità scrivere non è agente
mentre il suicida viene sepolto velocemente senza neanche il segno della croce
in un campo di alberi da frutto si dichiara l’esercizio del libero arbitrio
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ciascuno aveva il suo dilagamento oleoso da gestire le mura delle dighe un lavoro continuo quella la nostra umiltà e umiliazione devota con lo sguardo interrotto che aveva smesso di capire il contenimento l’unica urgenza la semplicità era la nostra pelle le nostre urla sommerse il nostro forsennato dolore un giorno in un determinato istante sincronico un’unica frana le prospettive si sono impossessate del paesaggio circostante non sembrava ci fossero ombre sguazzavamo liberi nei nostri pantani oleosi e ascoltavamo accordandole tutte le urla ora emerse una ad una c’era molto da fare da costruire misurare squadrare ricominciammo il nostro lavoro continuo senza umiltà e umiliazione increduli incostanti con lo sguardo sfacciato e pretenzioso non ho mai capito se quel determinato istante sincronico è
statovoluto o subìto non ho mai creduto che la semplicità sia solo un orrendo vissuto
avevo deciso che avrei lasciato la casa coniugale solo quando fosse morta mia madre c‘è un numero elevato di sguardi di disapprovazione che una figlia può subire oltre quel numero non è possibile andare il punto di non ritorno è una linea orizzontale geometrie inesatte