e sono qui

10 marzo 2015 § 4 commenti

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e sono qui
amico mio amica mia
ad indossare carne
perché si rendano visibili le tue rughe
che da tempo
ho assunto
come mia espressione
a mostrarti l’estetica del dolore
perché tu possa sperimentare
la densa pietà di uno sguardo che non ti conosce
a chiederti di tessere un velo di trama sottile
perché ho necessità delle tue mani
sul mio volto
in movimenti studiati
© sofia demetrula rosati
jessica rimondi
quadro di jessica rimondi

notte jazz

25 febbraio 2015 § Lascia un commento

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notte jazz
sensualità di
notturna città
un’insegna
lampeggia
blu neon
tavolo appartato
– desidera madame? –
sì! desidero!

 

© sofia demetrula rosati

 

EdwardHopper-Automat-1927

          Edward Hopper – 1927

 

 

con tutta questa vita

20 febbraio 2015 § 2 commenti

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con tutta questa vita

che pulsa nelle vene
le gambe stanche
trascinano l’insolenza
dell’esserci

 

© sofia demetrula rosati

eravamo persone semplici finché non si ruppero le dighe

17 febbraio 2015 § 4 commenti

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ciascuno aveva il suo dilagamento oleoso  da gestire

le mura delle dighe    un lavoro continuo    quella la nostra umiltà e umiliazione
devota   con lo sguardo interrotto    che aveva smesso di capire
il contenimento   l’unica urgenza    la semplicità era la nostra pelle
le nostre urla sommerse    il nostro forsennato    dolore
un giorno    in un determinato istante sincronico   un’unica frana
le prospettive   si sono impossessate   del paesaggio circostante
non sembrava ci fossero    ombre
sguazzavamo liberi nei nostri pantani oleosi e ascoltavamo   accordandole
tutte le urla     ora emerse   una ad una
c’era molto da fare   da costruire  misurare  squadrare
ricominciammo il nostro lavoro   continuo   senza umiltà e umiliazione
increduli   incostanti   con lo sguardo sfacciato e pretenzioso
non ho mai capito se quel determinato istante sincronico è
stato
   voluto o   subìto
non ho mai creduto   che la semplicità sia solo   un orrendo vissuto
© sofia demetrula rosati

geometrie inesatte

7 febbraio 2015 § Lascia un commento

avevo deciso che avrei lasciato la casa coniugale solo quando fosse morta mia madre c‘è un numero elevato di sguardi di disapprovazione che una figlia può subire oltre quel numero non è possibile andare il punto di non ritorno è una linea orizzontale geometrie inesatte

© sofia demetrula rosati

 

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