eravamo persone semplici finché non si ruppero le dighe

*
ciascuno aveva il suo dilagamento oleoso  da gestire

le mura delle dighe    un lavoro continuo    quella la nostra umiltà e umiliazione
devota   con lo sguardo interrotto    che aveva smesso di capire
il contenimento   l’unica urgenza    la semplicità era la nostra pelle
le nostre urla sommerse    il nostro forsennato    dolore
un giorno    in un determinato istante sincronico   un’unica frana
le prospettive   si sono impossessate   del paesaggio circostante
non sembrava ci fossero    ombre
sguazzavamo liberi nei nostri pantani oleosi e ascoltavamo   accordandole
tutte le urla     ora emerse   una ad una
c’era molto da fare   da costruire  misurare  squadrare
ricominciammo il nostro lavoro   continuo   senza umiltà e umiliazione
increduli   incostanti   con lo sguardo sfacciato e pretenzioso
non ho mai capito se quel determinato istante sincronico è
stato
   voluto o   subìto
non ho mai creduto   che la semplicità sia solo   un orrendo vissuto
© sofia demetrula rosati

riletture, 10

Une saison en enfer è il solo volume pubblicato da Rimbaud vivente e l’unica delle sue opere che si possa considerare compiuta. Non che in precedenza fosse del tutto mancata al giovane poeta ’ambizione di vedere stampati i suoi versi, ma di fatto egli non si prese quasi alcuna cura per realizzarla. La data di stesura è indicata in calce al testo: “aprile-agosto 1873” – il periodo comprende un primo soggio rno di Rimbaud a Roche e, dopo l’ultimo vagabondare con Verlaine (Belgio, inghilterra) culminato nel dramma di Bruxelles, un secondo ritorno al villaggio nella campagna ardennese. A quel periodo risalgono le letture bibliche e le tre ricreazioni, fortemente sarcastiche, tratte dal vangelo di san Giovanni. Rimasti allo stato frammentario e versati nelle cosiddette “Prosesévangéliques”, questi brevi scritti troveranno in parte un prolungamento nel libro della Saison, in particolare in “Nuit de l’enfer” e “Matin”.

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Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud
Una stagione all’inferno

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