Aglaja Veteranyi, La fuga

3 febbraio 2018 § Lascia un commento

Unterwegs

16 anni fa, il 3 febbraio 2002, Aglaja Veteranyi, nata nel 1962, decise di porre fine alla sua vita. Avevo avuto modo di vederla una volta, in Svizzera, a Lucerna, nel corso di una delle sue Lesungen che organizzava quasi come fossero esibizioni circensi. Una poesia funambola senza rete, per dirla con le parole di Mascha Kaléko. Una scrittura, anche nella prosa – penso al romanzo Warum das Kind in der Polenta kocht – accompagnata dallo sguardo spalancato e stupito e ferito di due occhi grandi, chiari, indicibilmente belli. Allorché nel dicembre 2002, nel castello svevo di Trani, in occasione del convegno In medias res organizzato da Lend Bari (5-7 dicembre), scelsi di parlare di Migrantenliteratur. Premio Adelbert von Chamisso e dintorni, decisi di leggere, tra l’altro, questa mia traduzione della poesia Die Flucht di Aglaja Veteranyi. Come testimonia il testo  pubblicato nel numero di “Frontiere” del giugno…

View original post 291 altre parole

Annunci

|Gli spiriti del Natale❧

24 dicembre 2017 § Lascia un commento

The Ghost Collector

bgChristmasCarol

Il racconto ci aveva tenuti col fiato sospeso attorno al focolare, ma, salvo l’ovvia
osservazione che esso era raccapricciante, come dovrebbe in fondo essere ogni strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa (…)

  • Il Giro di vite, Henry James

Raccontare storie di fantasmi, riuniti intorno al camino, con un fuoco scoppiettante come unica fonte di illuminazione è un’immagine che evoca notti vittoriane, fatte di gentiluomini e dame in costume d’epoca, corone di vischio, edera e pungitopo e neve che si attacca ai vetri delle finestre…

Eppure è una tradizione, morente ormai in Gran Bretagna, che resta vivida nella nostra immaginazione nonostante sull’italico suolo forse resta qualcosa di simile solo nelle memorie contadine dei nostri bis-nonni.

Raccontare storie di fantasmi durante i mesi invernali richiama la pratica pagana di riunirsi per raccontare storie di divinità, antenati e spiriti per celebrare il Solstizio d’Inverno

View original post 760 altre parole

Talking about Asemic Writing (with Michael Jacobson)

21 agosto 2017 § Lascia un commento

L’ideale poetico di everywhere

16 agosto 2017 § Lascia un commento

Vivere per Haiku - Blog del gruppo Facebook "Lab Zen Haiku Italia"

La grande differenza tra chi scrive haiku e chi vive per haiku sta nel vedere.

Chi scrive haiku pratica l’ispirazione, le sensazioni, una qualche forma di ricerca.

Chi vive per haiku invece trova tutto già scritto, non ricerca,  scrive senza scrivere, perchè non c’è differenza tra poesia e la sua vita.

Chi vive per haiku non discrimina, tutti i luoghi ed ogni momento sono uguali, perchè tutto è haiku, tutto è già lì, si tratta solo di vedere e raccogliere.

Everywhere è quindi quell’ideale poetico, non estetico ma compositivo, che invita a raccogliere il qui e ora, in qualsiasi posto o luogo ci troviamo, senza fare differenze tra le maldive e una cabina armadio.

Nel momento in cui diventi consapevole del tuo qui e ora, ogni volta che smetterai di lasciarti guidare dal pensiero, avrai creato le condizioni per un haiku everywhere, sarai vuoto, quindi pronto a raccogliere.

Perfino quando…

View original post 59 altre parole

Trotula De Ruggiero

1 agosto 2017 § 2 commenti

condivido questa bellissima poesia scritta da Antonio Devicienti su Trotula, musa che ha ispirato anche un mio poema http://wp.me/p1MY5h-Fg

Via Lepsius

Il sole, cibo del pensiero, scorre
per le membra
che suggono piacere d’essere
vive.
Ascoltiamo le voci e i canti
del mercato.
Sarà gioia
il desinare –
assaporare sul palato
cibi colmi di sole e parco
vino.
La mano,
nel guidare la penna,
si vede bella, si coglie
libera,
si slancia in un volo
sul porto e sul mare
sul mare e sul porto.
Gli occhi, che la seguono,
intuiscono sotto l’azzurro
le migrazioni favolose
dei pesci,
quello spostarsi nel ventre
dell’acqua
a disseminare uova di vita
e cicli di stagioni.
Ogni atomo del mio corpo
eguale
agli atomi che sostanziano
la terra.
Aver cura del corpo
aver cura della terra.
E scalzi, sentirsi scalzi
anche quando si hanno le scarpe
ai piedi
e stare (il corpo sta,
la mente sta)
sulla pelle della terra:
essere gravidi
di terrestrità.
Attraversare la città
dai capelli di rara pioggia,
aver lavato con…

View original post 273 altre parole

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: