ho partorito un utero

Mary Daniel Hobson
Mary D. Hobson


ho partorito    un utero  e
mi ci sono    cucita dentro

cercano e    non mi trovano
tracciano    perimetri della    mia corporeità
il pavimento è disseminato di    rilevatori meccanici
ma le voci registrate le    ho con me

l’esercizio dell’azione di ricerca    è svolto  in
coincidente    considerazione    dei fatti
ma la versione    esatta    dei fatti
è impossibilitata

dimezzati dalla    disperazione    del senso
sono seduti in  ampi spazi     sterrati  e
tirano piccole   pietre    a pelo d’acqua

mentre    accarezzano le   loro calde pance    molli
un intenso aroma di    arance    li assale

 

da l’azione è un’estroversione del corpo
© sofia demetrula rosati

omaggio di parole

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Ph. © Cristina Rizzi Guelfi 

*

per quanto la valigia sia solo un’idea di    contenuti possibili
     noi  coltiviamo un’intimità  irrisolta che  non trattiene    senso
e   la forma ha   disconosciuto   gli oggetti    
       in  incapacità di      composizione

l’esistere è  abbandonato all’idea di    spazio  che
     non dialoga    perché nessuno   patteggia con     il vuoto
che pure   spadroneggia lasciando   lo sguardo
   isolato   sull’abisso     del movimento

tu decidi di non    attraversare    questo luogo
       che pure    ci trattiene
io sostengo  l’impronta del   mio corpo
     che non molla    l’idea   del possibile

seppure la luce  insiste ad    esercitare presenza
  la sua   ingenuità  non   ci    confonde
e non ristrutturiamo    e non demoliamo   questa intimità
che deteriora  senza   distrazione

© sofia demetrula rosati

testo pubblicato in
http://wordsocialforum.com/2015/04/22/giovani-prospettive-omaggio-di-parole-a-cristina-rizzi-guelfi/